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Il tribunale di Bologna, con un provvedimento del presidente della prima sezione civile Stefano Giusberti, ha dichiarato inammissibile il ricorso di danno temuto presentato da una ventina di residenti, colpiti dall’esondazione del torrente Ravone, a ottobre 2024.

La pronuncia, sulla base di giurisprudenza, ritiene non sussistente la competenza del giudice ordinario a decidere, in tema di acque pubbliche, su un ricorso di privati che temono per la sicurezza dei propri beni e che chiedono di ordinare azioni ad un’amministrazione; tale competenza è semmai del tribunale superiore delle acque pubbliche, speciale organo giudiziario amministrativo.
E’ un nuovo capitolo della causa che oppone i cittadini, assistiti dall’avvocato Adriano Travaglia, agli enti pubblici, Comune di Bologna e Regione Emilia-Romagna (assistita dal professor Alessandro Lolli e dall’avvocato Michele Cristoni) e commissario per la ricostruzione.

Inizialmente, a luglio 2025, un giudice del tribunale civile di Bologna aveva stabilito che Regione e Comune dovessero prestare garanzia per i danni eventualmente derivanti ai ricorrenti “dal bacino idrogeologico del torrente Ravone”, scegliendo se “versare un deposito cauzionale” pari a 3,6 milioni o in alternativa “sottoscrivere una polizza assicurativa” dello stesso importo. Ma poi il tribunale aveva accolto il reclamo di Comune e Regione e revocato il provvedimento, inviando il procedimento al tribunale territoriale delle acque pubbliche di Firenze, che però a propria volta aveva dichiarato la propria incompetenza sulla questione.
Ora il tribunale civile bolognese dice, in sostanza, che la materia della regimazione delle acque pubbliche è devoluta alla giurisdizione amministrativa, ossia al tribunale superiore delle acque pubbliche. Pur non pronunciandosi nel merito, si dà atto agli enti pubblici di essere intervenuti con una serie di provvedimenti sul bacino del Ravone e la sua sicurezza idrogeologica, frutto di scelte e valutazioni tecniche della pubblica amministrazione.

Ansa

admin

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