Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, intervistato da Cantiere Bologna, torna sul tema dei Centri di permanenza per il rimpatrio:
“Mi sono immolato a uscire da un’ortodossia. A questo immolarmi c’è stato un ministro che invece di dire sediamoci ha detto bene allora domattina apriamo che è il modo migliore per mandare la discussione completamente all’aria. Non sto parlando di persone che non hanno fatto niente di male e che finiscono nei Cpr, io sto parlando di soggetti pericolosi e di come facciamo a gestire i soggetti pericolosi e penso che la Regione, e da un uomo di sinistra, anche la sinistra, di questo si debba occupare. Qello che ho detto è sediamoci a un tavolo e discutiamo, se il tema è la violazione dei diritti umani nei Cpr, io non mi sento garantito dal fatto che i diritti umani vengano violati a Brindisi piuttosto che in Emilia-Romagna, i diritti umani non vanno violati né a Brindisi né a Torino né in Emilia-Romagna e quindi l’idea di chiudersi nel fortino non mi convince. Dall’altra parte io non posso dire alle forze di polizia che si vedono incolpate del fatto di non riuscire a garantire la sicurezza e che non hanno uno strumento per garantirla, che la Regione Emilia-Romagna si volta dall’altra parte”.










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