Per la prima volta a livello globale, presso l’Irccs Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, due pazienti che presentavano probabilità quasi nulle di individuare un organo compatibile sono stati sottoposti con successo a un trapianto di rene grazie all’impiego sperimentale di una molecola innovativa.
Il trattamento ha previsto la somministrazione del Cizutamig, un anticorpo bispecifico progettato dalla start-up americana Candid Therapeutics e impiegato per uso compassionevole dall’équipe del Centro trapianti di rene dell’ospedale, guidato dal professor Gaetano La Manna. Il farmaco agisce prevenendo il rigetto del rene e il traguardo raggiunto potrebbe tracciare “nuovi scenari” per “uno dei settori più complessi della trapiantologia contemporanea”, una condizione che riguarda all’incirca il 30% delle persone in lista d’attesa. I dettagli scientifici sono stati illustrati nella sede della Regione alla presenza del presidente Michele de Pascale, dell’assessore alla Sanità Massimo Fabi, della direttrice generale del Sant’Orsola Chiara Gibertoni e delle due persone operate.
“Presso la nostra struttura è stato trattato il primo caso in assoluto su scala mondiale; la seconda procedura è stata effettuata a Barcellona e noi abbiamo completato anche il terzo intervento”, ha dichiarato il professor La Manna indicando i due destinatari dell’organo: un uomo di 54 anni residente nel Ravennate e una donna di 51 anni della provincia di Bologna, entrambi inseriti nelle graduatorie di attesa da 13 anni. Trascorsi diversi mesi dall’operazione chirurgica, la funzionalità dell’organo trapiantato risulta eccellente per entrambi. “I test incrociati condotti per ogni potenziale donatore su scala nazionale avevano costantemente riscontrato l’incompatibilità nell’arco dei 13 anni: tramite questo presidio terapeutico siamo stati in grado di eliminare le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che determinano la reazione di rigetto. Si tratta di una prospettiva inedita: i soggetti iperimmuni rappresentano indicativamente il 10% della platea complessiva a livello nazionale, a fronte di un totale di circa 6.100 persone attualmente iscritte nelle liste per un trapianto”, ha puntualizzato l’esperto. Riguardo alla possibilità di applicare la medesima metodologia ad altri organi, il professore ha espresso fiducia: “Pazienti che presentano quadri clinici simili nell’ambito dei trapianti cardiaci potrebbero beneficiare di questa opportunità, dal momento che il cuore segue dinamiche per molti versi analoghe a quelle renali”.










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